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La parete vegetale; La giungla verticale: una soluzione ecologica
Inserito da mchantal il Sab, 2007-06-16 12:06
I problemi attuali della nostra Madre Terra (deforestazione, inquinamento, cambiamenti climatici) sono dovuti in gran parte alle attività umane e quindi, a l’essere umano: una specie animale che trascorre più di 90% del suo tempo in luoghi chiusi, sotto la luce artificiale, e che crede di essersi affrancata dalla natura, e la sfrutta invece di integrarla intelligentemente. A livello delle città, siamo di fronte a un dispiegamento urbano, una densificazione dell’abitato, una "ipercementizzazione" e un uso smisurato dei veicoli motorizzati. Questo ha per conseguenza un effetto d’isolazione termica urbana crescente, che affetta direttamente la qualità della vità nelle zone urbane. Tuttavia, l’ecosistema urbano fa parte integrante dell’ecosistema globale, ed è nostro dovere ritrovare l’equilibrio perduto. Perciò, dobbiamo fare ricorso alla vegetazione per aumentare la biomassa di una città, impiantando in maniera intensiva spazi verdi sui tetti e sulle pareti… Una parete vegetale è un piano verticale, una parete naturale o una pendenza ripida, che costituisce un ostacolo, isola e separa: un muro vegetale o coperto di vegetazione. Questo porta molti vantaggi tra cui quello di contribuire alla riduzione dell’effetto di isolazione termica urbana. Oltre a creare nicchie ecologiche per la biodiversità, la vegetazione ha una capacità di auto-epurazione e può così mantenere delle superfici filtranti, assorbire i prodotti inquinanti presenti nell’atmosfera e captare la polvere nell’aria. "Vegetalizzare" in modo verticale ci fa guadagnare spazio, suddividere quest’ultimo in maniera naturale e aumentare facilmente la superficie verde della città. Inoltre, la vegetalizzazione delle pareti di un palazzo ha potenzialmente un impatto più grande sull’ambiente rispetto alla sola vegetalizzazione del tetto, poiché la superficie totale dei muri è sempre maggiore rispetto a quella del tetto, soprattutto in un edificio con molti piani. Infine, un muro vegetale apporta dei benefici al palazzo sul quale è impiantato. Agisce come termoregolatore, isolandolo d’inverno e climatizzandolo d’estate, proteggendolo dai prodotti inquinanti, dalle intemperie, dall’umidità e dai raggi diretti del sole.
Esistono tre tipi di piante rampicanti. Le piante rampicanti con radici aeree, che colonizzano spontaneamente diverse pareti, e due altri tipi, le piante rampicanti volubili e le piante rampicanti a viticcio, che necessitano entrambe di un supporto. Si possono fare rampicare su diverse strutture: muri di palazzi, archi, pergole e altre strutture architettoniche grazie a supporti di legno o di metallo che possono essere installati all’orizzontale, alla verticale o in reticolo. Esistono anche tante altre possibilità di usare le piante in maniera verticale. Per esempio, le piante possono essere direttamente radicate a diversi tipi di muri: muretti di pietra, di mattoni, inferiate e edilizia modulare… In più, il mobilio urbano (pali dell’alta tensione, lampioni, panchine, pensiline eccetera) può essere concepito per ospitare la vegetazione. La parete vegetale esiste dacché le piante rampicanti sono rampicanti! Essa ha la capacità di coprire diversi elementi verticali e trasformarli in arredo vegetale. La pratica cosciente di guidare le piante lungo le costruzioni esiste già da molto tempo in Francia, Germania e nei paesi scandinavi. Anche molto prima del Medioevo, archi di stili diversi e coperti di piante rampicanti erano utilizzati per sottolineare un’entrata, un sentiero o per collegare due zone di un giardino. I giardini inglesi recintati, che datano a volte del ‘600, possono essere una miniera d’oro di piante rampicanti abbandonate. Ci si ritrovano degli archi vegetalizzati, facciate, colonne, scale, ponti e diversi altri muri colonizzati dalle piante. All’inizio del ventesimo secolo, di fronte al progresso e all’industrializzazione, l’Art Nouveau e il movimento Arts&Crafts raccomandavano un ritorno alla natura. Da questo ha avuto origine un movimento che vuole integrare il costruito al giardino, e sono i paesi di lingua tedesca che sfruttano maggiormente la pianta rampicante. Al giorno d’oggi, grazie a un nuovo concetto elaborato dal botanista francese Patrick Blanc, si possono moltiplicare per 5 le possibilità di applicazione della parete vegetale. Grazie alle sue ricerche scientifiche su piante capaci di crescere in un ambiente precario, come il muschio sulle pietre, egli ha sviluppato una parete vegetale brevettata che può accogliere delle piante non rampicanti, e ciò su parecchi metri di altezza e senza sostrato! Alcuni esempi nel mondo… Il parco MFO, inaugurato in maggio 2002, è stato realizzato a Zurigo su di un vecchio sito industriale, nell’obiettivo di dare una nuova vita a questo luogo, facendone una piazza pubblica aperta e innovativa. Il risultato si presenta come un immenso pergolato metallico che collega una rete di spazi verdi. La struttura è formata da una doppia parete di reticoli e cavi d’acciaio tesi che le piante rampicanti, piantate alla basa della struttura, invadono col tempo. Si attende il giorno in cui raggiungeranno il loro pieno potenziale e daranno una piazza pubblica con pareti e tetti "vivi". Nel parco Grift, nei Paesi Bassi, si può ammirare una parete vegetalizzata di 300 metri di lunghezza e 2 metri di altezza. È costituita di mattoni tenuti insieme da giunti di malta. Degli interstizi sono stati lasciati vuoti per accogliere diverse specie di piante non rampicanti. Il museo del quai Branly, o museo delle arti e civilizzazzioni non occidentali di Parigi, è un progetto che ha utilizzato il nuovo concetto brevettato da Patrick Blanc. La parete vegetale è stata installata sulla facciata del museo e si spiega su una superficie di 800 m2. Molti altri progetti che implicano la parete vegetale di Patrick Blanc si stanno sviluppando in questo momento dappertutto nel mondo. Si possono osservare alcuni esempi sul sito ufficiale del famoso botanista: http://www.murvegetalpatrickblanc.com Insomma, per le loro attività attuali, gli esseri umani delle società industrializzate distruggono gli ecosistemi e la loro diversità. Eppure sappiamo che la qualità di un ambiente è intimamente legata alla sua concentrazione in vegetazione. Con questa presa di coscienza dell’impatto delle piante sul nostro benessere, dobbiamo unire le nostre forze e fare delle scelte sane ed ecologiche in questo senso. In una prospettiva di "vegetalizzazione" dello spazio urbano, svariate procedure offrono oggi la possibilità di rinverdire delle superfici urbane fino ad ora inaccessibili alle piante non rampicanti, tali i tetti e le pareti verticali delle costruzioni. La concezione dei tetti e pareti vegetali può essere semplice e delle nuove tecnologie incoraggiono la loro propagazione dappertutto nel mondo. La parete vegetale di Patrick Blanc rilancia lo sfruttamento del vegetale alla verticale e si iscrive probabilmente in una lunga storia ancora da creare. Dipende da noi lavorare congiuntamente con le diverse discipline della pianificazione del territorio per fare dei nostri spazi privati, pubblici e comunitari dei luoghi dove la è bello vivere. »
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Per poter impiantare in maniera ottimale una parete vegetale, favorirne il pieno potenziale e la lunga durata, si devono considerare diversi fattori: la superficie da coprire, il modo in cui le piante aderiscono alla parete, il loro sviluppo e i lori dimensioni all’età adulta, le variabili climatiche, e il concetto che si vuole sviluppare.